Il silenzio calava improvvisamente. Lungo il corridoio del treno si sentiva la voce del cuccettista che si informava sul numero di cuscini e lenzuola che doveva procurare per ogni scompartimento. Toccava a noi e toccava a papà dire: 6.
Io e mio fratello prendevamo i posti più in alto. Per arrivarci usavamo la scaletta delle FS.
Per non cadere dai lettini, c’erano un paio di “bretelle di sicurezza”. Le sorelline stavano in mezzo. Sotto, mamma e papà.
Che bello! Il rumore del treno sui binari e la consapevolezza che al mattino ci saremmo trovati già in Calabria. La Calabria è lunghissima, dicevano tutti. Erano gli anni ’70. La fila per lavarsi in bagno. Un bagnetto con un mini lavabo con un mini rubinetto da dove usciva un mini rivolo d’acqua. Ma era bello. Ancora un po’ di pazienza e finalmente saremmo arrivati a Messina. Il traghetto. Il mare. Le arancine. Presto! Di nuovo in carrozza! Palermo era sempre più vicina. Dopo un anno avremmo rivisto i nonni, gli zii, i cugini, l’asfalto lucido perché consumato dal sole. Ormai Milano, con la scuola, la casa di ringhiera, il cortile deserto da qualche giorno e tutte le sue saracinesche chiuse per ferie, era lontanissima. Era l’inizio.